Sì alla società libera, no all'abolizione del copyright

Questa sintetica intervista del professor Lessig, forse il massimo esperto mondiale di regole sulla Rete internet, illustra in modo assai chiaro ed essenziale la logica da adottare per affrontare gli sviluppi tecnologici utlizzandoli per meglio sfruttarne le potenzialità di libertà. E' una tipica logica liberale e per questo la segnaliamo. Del resto Lessig nel 2007 ha lanciato Change-Congress.org per promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla politica.

 

 

Intervista  di Alessandro Galimberti

Lawrence Lessig, 48 anni, professore alla Stanford Law School, è uno dei massimi esperti di regolamentazione della Rete e tutela del copyright digitale. Compagno di università e amico di Barack  Obama, ne ha appogiato la candidatura, è stato coinvolto nell'elaborazione della piattaforma del Presidente USA in tema di tecnologie e internet ed è candidato alla poltrona della Commissione Federale sulle Telecomunicazioni.

Professor Lessing, ha ancora senso parlare di protezione del diritto di autore nell'era digitale, dove l'approccio dell'utente di internet – se non la pretesa – è trovare e scaricare tutto gratis ?

Credo assolutamente che il copyright  debba essere protetto nell''era digitale. Personalmente non sono un sostenitore del movimento che intende abolire il copyright. Credo piuttosto che serva un nuovo sistema legislativo sul diritto di autore che tratti in modo differenziato il comparto digitale, e che comunque escluda le open activity dalle restrizioni del copyright. Poi, allo stesso tempo, isogna rendere in qualche modo più difficile l'aggiramento delle norme con comportamenti che danneggino chi crea idee, altrimenti non avremo più artisti indipendenti, e ciò sarebbe un danno per la cultura. Credo dobbiamo invece puntare ad avere un copyright in sintonia con lo sviluppo tecnologico.

Il governo francese, e non è l'unico a muoversi in questa direzione, con la legge Hadopi dà invece una stretta al downloading illegale, coinvolgendo nei controlli gli internet provider, e prevedendo sanzioni drastiche fino al taglio del collegamento telefonico.

Credo che nel parlamento francese convivano due posizioni estreme, sia ultra-restrttive per gli IP, come del resto anche negli USA, ma anche concezioni più ultra-progressiste. Non mi ssembra che entrambe rappresentino una soluzioine corretta adel problema.

Internet si presta facilmente anche ad usi distorti. Come pensa si possa limitare l'abuso della rete ?

Vede, io penso che la gente debba difendere il concetto di società libera, ma difendere la società libera non significa difendere chi fa un uso scorretto della libertà. La libertà si difende trovando nuove regole, che permettano di tutelare le differenze. Non deve invece passare l'idea, per esempio, che si possa chiudere YouTube solo perché mostra video crudeli, sarebbe come far chiudere i giornali solo perché pubblicano notizie false o non attendibili. Ciò che andrebbe fatto, invece, è cercare una soluzione evitando di limitare o addirittura eliminare la libertà che la piattaforma digitale è stata in grado di creare.

Che ruolo dovrebbe avere Google ?

Non credo che dobbiamo riporre una fiducia cieca in Google, dimenticando  in tal modo che quello che sta facendo non è altro che business; un business, ritengo, che dovrebbe essere regolato nella direzione del bene comune e dell'interesse pubblico laddove è necessario. Ma dobbiamo evitare di costruire una fiducia cieca sul falso presupposto che ciò che sta facendo una società commerciale sia per forza orientato nell'interesse pubblico.

In Svezia è in svolgimento il processo a The Pirate Bay, sito che mette in contatto chi cerca titoli protetti e chi li ha. Che idea ha su questo punto ?

Gli internauti non dovrebbero usare la tecnologia per violare i diritti di altre persone. Noi dobbiamo piuttosto ridefinire i diritti, depenalizzare il file sharing peer-to-peer , ma trovare allo stesso tempo il mdo  di ricompensare gli artisti per la loro opera. Prendo atto che il processo a The Pirate Bay è diventato parte di un movimento d'opinione popolare, politico. Il Pirate Party Movement, per quanto sgradevole possa suonare quel titolo negli Stati Uniti, in fondo contiene istanze di progresso e anche proposte di buon senso. Credo che il governo, i governi, debbano prenderle in considerazione seriamente. Sarebbe un bel passo nella direzione del progresso.

Il Sole 24 ore