La sinistra in crisi, due tipi di partito

 Un sintetico fondo del prof. Giovanni Sartori, sul Corriere di oggi, analizza con lucidità il cuore della situazione politica odierna, gli errori storici commessi della sinistra dopo il 1994, i favori allora fatti al berlusconismo, lo sbaglio della "fusione a freddo" di prodiana memoria con l'ulivismo indistinto prima e poi con il Partito Democratico. 

  •  


LA SINISTRA IN CRISI : DUE TIPI DI PARTITO

 


 

C ’ è il partito elettoralistico che esiste per vincere le elezioni e catturare il governo, e all’altro estremo esiste il «partito testimone» che si costituisce per affermare valori etico-politici e, appunto, dare testimonianza di una buona città politica. Questo secondo tipo di partito sa di non essere maggioritario, ma non se ne cruccia più di tanto. Se la sua volta verrà, tanto meglio; ma se non viene non è la fine del mondo. Forse il tempo è galantuomo. Diamo tempo al tempo. Dopo la recente rovinosa esperienza del governo Prodi la sinistra torna a scoprire che il nostro Paese non ha mai avuto una maggioranza di elettorato di sinistra. Certo, non l’hai mai avuta con il Pc. Ma nel 1994 la sinistra (l’allora Pds di Occhetto) e Forza Italia di Berlusconi fecero quasi pari (alla Camera). Oggi non più. Oggi il distacco è fortissimo. Perché?
Una bella domanda sulla quale ognuno dirà la sua. La mia è che la sinistra ha commesso sbagli colossali, con D’Alema che avrebbe regalato a Berlusconi l’impero della tv (tutta quanta), e con Prodi che si è ossessivamente dedicato alla creazione di un partito «contro natura» tra cattolici di sinistra e sinistra «dura» e laica.
La legge vigente sul conflitto di interessi che in sostanza consente a Berlusconi non solo di essere il monopolista di tutta la tv privata ma anche, quando vince le elezioni, di controllare a suo piacimento tutta la tv pubblica, è la legge Frattini (oggi ricompensato con il ministero degli Esteri). Ora, la sinistra poteva benissimo approvare, tra il 1995 e il 1998, una legge che invece bloccava Berlusconi. Non l’ha fatto. Il testo c’era (steso dal senatore Passigli), era ben disegnato e fu approvato dal Senato nel 1995. Decadde per lo scioglimento anticipato della legislatura, ma fu subito ripresentato dal centrosinistra nel 1996. Dopodiché niente. Niente anche se allora esisteva una sicura maggioranza (ci stava anche la Lega) per vararlo.
Non avevo mai capito, confesso, questa stupefacente inazione. L’arcano è stato poi inopinatamente svelato da Violante, che nel 2002 era capogruppo Ds a Montecitorio, con questa dichiarazione: nel 1994 a Berlusconi «è stata data la garanzia piena che non gli sarebbero state toccate le televisioni». Garanzia da chi? I sospetti possono soltanto convergere su D’Alema, a quel tempo segretario del Pds. (Per la precisione, la citazione è del Corriere del 1° Marzo 2002; e lo stesso si legge su La Repubblica ). Dunque l’inerzia della XIII legislatura è oramai spiegata; resta però da spiegare come mai D’Alema (o se no chi?) abbia condannato la sinistra a restare a terra «senza voce».
Quanto a Prodi, ho sempre obiettato alle «fusioni a freddo». I partiti si fondono solo se vengono drammaticamente sconfitti alle elezioni; altrimenti gli apparati e le posizioni di potere di due partiti sopravvivono e si contrastano nel partito unificato (a chiacchiere), con il bel risultato di perdere elettori cattolici al centro ed elettori di sinistra a sinistra. E in questi frangenti Franceschini ha in mente di impegnarsi a corpo morto nelle Europee, invece di defilarsi impegnandosi nel ridare pulizia e serietà al partito «testimone» (altro che a «vocazione maggioritaria»!) che si trova a dover gestire.

 

Giovanni Sartori

Corriere della Sera 13 marzo 2009