I 5 imbrogli politici dei conservatori di mentalità comunitaria

Il Presidente della FdL, Raffaello Morelli, svolge alcune sintetiche considerazioni sul modo in cui si affronta il dibattito su quel tema di grande importanza civile che è il testamento terapeutico.

 

I 5 imbrogli politici dei conservatori di mentalità comunitaria

Il tema del testamento biologico. ogni giorno che passa,  assume sempre più il rilievo di una grande scelta del come costruire le istituzioni. Fondate sulla libertà di  ogni cittadino oppure su quanto vuole lo stato e il sentire di una comunità.

Quale scelta fare, è materia politica in cui  opinioni diverse sono del tutto legittime. Purché qualsiasi scelta si chiami ognuna con il proprio nome. Non sono invece tollerabili veri e propri imbrogli linguistici o concettuali, che esasperano il dibattito , con ciò stesso mortificandolo nella inutilità. In questa attitudine all'imbroglio politico, si distinguono oggettivamente i conservatori dei due maggiori partiti. Gli imbrogli tentati sono almeno cinque.

Il primo imbroglio è sulla questione della libertà di coscienza. I liberali sono storicamente gli inventori e i sostenitori della libertà di coscienza. Ancor oggi. Ma la libertà di coscienza è una scelta personale e non ha niente a che fare con la politica. Ed è ipocrisia se,  in nome della libertà di coscienza, si pretende di impedire che qualsiasi gruppo politico si pronunci fisiologicamente per scegliere una soluzione di principio da dare al testamento biologico. La libertà di coscienza non è mai una via per evitare i problemi politici. E' viceversa l'attitudine ammessa dagli ordinamenti fondati sulla libertà individuale e che appunto la riconoscono. Ma il testamento biologico resta un (enorme) fatto politico. Anche se disturba il quieto vivere di qualcuno che, con la libertà di coscienza, cerca scappatoie formalmente di equilibrio, in sostanza per favorire una parte.

Il secondo imbroglio è la contrapposizione strumentale tra il partito della morte e il partito della vita. I sostenitori di una impostazione del testamento biologico secondo la libertà del cittadino, trattano appunto delle persone vive cui la legge deve riconoscere la libertà di scelta nel rifiutare l'accanimento terapeutico. Questa scelta è inaccettabile per alcuni che invece, dopo aver  inglobato i ritrovati medici nelle cose di natura, concludono che solo la natura potrà determinare il momento del trapasso. Ma le diverse opinioni restano comunque legate al cosa permettere a persone che sono in vita e lucide. Non c'entrano partito della morte e partito della  vita.

Il terzo imbroglio è sostenere che sarebbero i fautori della libertà a voler imporre con la legge il proprio punto di vista. Almeno i liberali ( vedi ripetuti pezzi nel tempo sul sito www.liberali.it) e molti altri hanno sempre sostenuto il contrario, che la legge non era indispensabile. Sono stati il centro destra e la parte del PD molto attenta ai valori comunitari, a sostenere la assoluta necessità della legge. Il motivo è semplice. Si sono accorti (in ultimo nel caso Englaro) che senza legge specifica avrebbe necessariamente prevalso l'ordinamento complessivo della Repubblica e così si sarebbe aperta la porta al riconoscimento, caso per caso, al diritto del cittadino di decidere come affrontare la propria fine. Ciò non è accettabile, per motivi di fede da parte dei religiosi , per motivi ideologici da parte dei conservatori, i quali  si ispirano alla tradizione comunitaria. Questi ultimi avevano tentato di sollevare il conflitto di attribuzione tra Senato e Cassazione, ma il conflitto è stato giudicato improponibile. Con questo tentativo, è stato comunque  assodato che  il centro destra voleva far passare il principio, illiberale nel profondo, secondo cui un cittadino può fare solo ciò che una legge gli consente di fare, e non potrebbe rifiutare l'accanimento terapeutico proprio perché non lo stabilisce alcuna legge. Quindi si constata che a volere la legge non sono i fautori della libertà di scelta bensì i conservatori di mentalità comunitaria. E se si fa una legge, allora – giustamente sostengono quelli della libertà di scelta – almeno si faccia una legge per lasciar libero il cittadino e non per affibbiargli un obbligo burocratico comunitario.

Il quarto imbroglio è sostenere che chi intende lasciar libero il cittadino, al fondo punta all'eutanasia. Ora testamento biologico ed eutanasia sono concetti riferiti a realtà differenti. Il testamento biologico è appunto un testamento, cioè si riferisce a future condizioni di vita in cui l'interessato non sarà più in grado di esercitare il proprio personale volere e di comunicarlo a chi lo assiste, e condizioni nelle quali la sopravvivenza sarebbe  possibile solo con la somministrazione di farmaci salvavita. Per questi casi, il testatore biologico esprime la propria volontà di non essere sottoposto a questa somministrazione salvavita o ad altre pratiche mediche che costituiscono accanimento terapeutico. L'eutanasia, viceversa, riguarda  i casi in cui l'interessato mantiene la piena facoltà di esercitare il proprio personale volere e di comunicarlo eppure chiede aiuto ad altri per porre fine alla propria vita mediante farmaci o pratiche di vario genere limitativi della propria fisiologia. Testamento biologico e eutanasia sono due questioni su piani del tutto distinti.

Il quinto imbroglio è  disinformare a proposito della somministrazione ai malati terminali dell'idratazione-nutrizione, dicendola equivalente a dare pane e acqua. Anche senza richiamare qui il fatto che la somministrazione forzata di pane ed acqua esula comunque dalle funzionalità naturali, qualunque medico, credente o non credente, sa bene che la somministrazione ai malati terminali di idratazione-nutrizione non è una somministrazione di semplici pane ed acqua, ma anche di farmaci salvavita.

In conclusione, è un legittimo contrasto di opinioni volere un tipo o l'altro di testamento biologico, per confermare la libertà di ogni cittadino oppure per imporre il volere dello stato e di una comunità. Ma non si deve discutere imbrogliando. Oltretutto perché , almeno per il quarto e quinto imbroglio, sarebbe davvero agevole trovare per la legge un testo condiviso che sia esplicito nell'escludere l'eutanasia e nel definire in modo inequivoco la idratazione-nutrizione che non contenga alcun farmaco. E al tempo stesso si potrebbe riconoscere l'ovvio. Una legge sul testamento biologico rispettosa del criterio della scelta non fa prevalere nessuno dei due principi ma consente che ambedue vengano messi in pratica.

Raffaello Morelli

25 febbraio 2005