I liberali non stanno nel PPE

Una lettera scritta da Raffaello Morelli e Stafano De Luca al Presidente della Fondazione Einaudi di Roma, Roberto Einaudi, critica la scelta della Fondazione di accettare quale unico sponsor della Scuola di Liberalismo 2009 il Gruppo Giiovani del Partito Popolare Europeo.

 

Roma 24 ottobre 2008

                                Prof.Roberto EINAUDI
                                Presidente Fondazione Einaudi
                                ROMA

Egregio Presidente,

come preannunziatoLe via telefono, Le scriviamo  per manifestarLe vivo  disappunto a proposito di quanto riportato nell'invito-presentazione della Scuola di Liberalismo 2009 di Roma. Infatti tra i sei sponsor della Scuola, fa bella mostra di sé il Gruppo Giovani PPE, con tanto di simbolo ufficiale europeo dello stesso PPE, mentre gli altri  cinque promotori sono tre enti culturali (Fondazione Einaud di Roma, Istituto B.Leoni, Fondazione Valitutti) e due enti di comunicazione (RadioRadicale e Rubettino Editore).

L'inclusione del Gruppo PPE, addirittura  come unico soggetto politico, tra i promotori di una scuola di liberalismo, lancia un messaggio operativo che ci appare davvero inconcepibile. Di fatti la separazione dei liberali dai conservatori è stata una costante politica della Fondazione Einaudi di Roma fin dalla sua nascita oltre quaranta anni or sono. Di più, è inconcepibile la tendenza a trasformare il liberalismo in qualcosa di apolitico che perciò diverrebbe uno strumento puramente tecnico utilizzabile  da qualsivoglia altra teoria politica. Tanto più se questa tendenza finisce per essere utilizzata per attribuire una rappresentanza
liberale al PPE , che, come massimo partito conservatore europeo, ha costituito e costituisce un gruppo politico che non di rado è stato ed è l'avversario numericamente più rilevante del liberalismo.

Riteniamo del resto che, almeno a Lei, sia ben chiaro  come esser liberali non significhi affatto un relativismo fuori del tempo, dello spazio e dei comportamenti individuali, ma sia invece un  modo, preciso e insurrogabile anche se faticoso, di porre la politica  al servizio innanzitutto del riuscire a  rendere massima in ogni epoca e luogo  la capacità espressiva degli individui cittadini. Fuori e contro ogni conformismo.  Questo è il senso liberale delle regole, nel  cercarle, nel rispettarle,  nell' adeguarle di continuo. Un senso che viceversa viene contraddetto ripetutamente dalla effettiva azione politica del PPE

Siamo davvero dispiaciuti che una simile operazione di violazione del senso profondo del liberalismo venga di fatto promossa, addirittura organizzando una Scuola, dalla Fondazione che richiama il nome e l'opera di un grande  liberale, attento  soprattutto agli effettivi criteri di libertà per il cittadino. Appunto quei criteri che rendono insostituibile la politica dei liberali per chiunque abbia l'obettivo di una società che ponga al suo centro il cittadino, non una religione, non una tradizione, non un'utopia ideologica. E naturalmente neppure il potere, come unico riconoscimento di qualità
delle persone.

Infine, non può sfuggirLe che questo tentativo distordivo del liberalismo avviene proprio quando nel mondo risalta il fallimento su larga scala della impostazione conservatrice ( e intimamente antieinaudiana) di riconoscere valenza liberale ad una politica economica meramente liberista fautrice di un mercato  teorico, naturale e privo di regole, che nella storia non si è mai visto e che mai si vedrà, poiché presupporrebbe l'utopia illiberale di un uomo nuovo e senza differenze.

Con i migliori saluti

Federazione dei Liberali -  Raffaello Morelli. Presidente

Partito Liberale Italiano - Stefano de Luca, Segretario