La Georgia, il Cremlino approfitta delle divisioni dell'Europa

Il Corriere della Sera odierno pubblica la significativa l'intervista di Graham Watson, capogruppo dell'ALDE al Parlamento Europeo, che mette a fuoco gli aspetti generali dei riflessi della crisi caucasica sulla politica internazionale.


«Il Cremlino gioca al gatto col topo: sa che l'Europa è divisa e ne approfitta»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — Mar Nero e Caucaso sono lontani, lontanissimi dai palazzi dell'Unione Europea...
«Ma si può intuire ugualmente quel che succede laggiù. Succede che un gatto sta giocando con un topo. Un gran gatto, che si chiama Russia. E un topo, che si chiama Europa».
Graham Watson, 52 anni, scozzese, presidente del gruppo dei liberali e democratici (Alde) all'Europarlamento, ha appena ascoltato i notiziari che raccontano di navi russe e americane in rotta verso la Georgia.
È preoccupato?
«Qualunque evento che faccia salire la tensione fra due superpotenze come gli Usa e la Russia ci deve preoccupare. Non credo che ci sarà una guerra domani per l'Abkhazia o l'Ossezia del Sud, questo no. E a me, se è per questo, preoccupa anche lo stand-off nucleare fra India e Pakistan per il Kashmir. Ma.. ma restano quel gatto, e quel topo».
Cioè l'Unione europea: perché il gattone Russia avrebbe iniziato il suo gioco con lei?
«Perché la Russia sa che l'Europa è divisa nell'approccio con il Cremlino. La Russia è ben consapevole delle divisioni interne fra i Paesi Ue, nei suoi confronti».
Parla delle diverse linee politiche fra Germania o Francia e gli ex Paesi sovietici?
«Non solo. Parlo della mancanza di una politica comune e coerente nei campi della sicurezza e della difesa, e anche della mancanza di una coerente politica energetica. Davanti a un'Europa così, per Mosca è facile esercitare la vecchia manovra del "dividi e domina"».
Quello a cui stiamo assistendo in queste settimane intorno al Caucaso sarebbe dunque solo un gioco tattico?
«In parte sì, lo è. E in parte, bisogna anche pensare agli effetti interni che questi eventi possono avere per l'opinione pubblica russa».
Quali?
«Quello, per esempio, di far superare le umiliazioni seguite al crollo dell'impero sovietico e di far sentire i cittadini russi di nuovo fieri del proprio Paese».
Ma se questo è vero, che cosa può fare allora l'Europa?
«Intanto, sul piano più generale, può e deve cercare di lavorare insieme, quanto più possibile e in tutti i campi, con i russi. Bisogna coinvolgerli al massimo».
Sì, ma restano sempre da considerare le divisioni interne che avrebbero suggerito al gatto russo certe zampate.
«Si possono ricomporre. Un solo esempio: per costruire e consolidare una coerente politica comune della sicurezza e della difesa nella Ue, basta mettere in pratica il Trattato di Lisbona, che queste misure le prevede. Ma anche senza il Trattato di Lisbona, si può tentare finalmente di avere una politica energetica comune. Per ridurre la nostra dipendenza dal gas russo. Anche se non è facile, perché non tutti i Paesi sono nelle stesse condizioni: la Francia, per esempio, ha già ridotto considerevolmente questa dipendenza».
Perché ha puntato molto sul nucleare. Ma gli altri, che cosa dovrebbero fare?
«Bisogna puntare innanzitutto, tutti insieme nella Ue, a una effettiva liberalizzazione del mercato interno dell'energia».
Da tutto questo discorso manca un protagonista, che non c'entra con il gatto o con il topo ma ha avuto ugualmente un ruolo negli ultimi eventi: l'America.
«Sì, gli americani sono in parte responsabili della crisi georgiana. Non per un'azione del loro governo, ma per il fatto che i neoconservatori Usa hanno incoraggiato Saakashvili a picchiare l'orso russo: e questo è stato molto poco saggio, un'azione basata su ragioni di politica legate alle elezioni presidenziali americane ».

Luigi Offeddu

28 agosto 2008