Contro la proposta di conflitto di poteri tra Senato e Cassazione

Prendendo spunto dalle vicende processuali sul caso di Eluana Englaro – la ragazza da oltre 15 anni in stato vegetativo dopo un incidente – e a seguito dell'iniziativa del sen.Cossiga e del vice capogruppo del Popolo della Libertà, sen. Quagliarello, si è avviata al Senato la procedura per attivare presso la Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione con la Corte di Cassazione. I liberali, con la seguente lettera del Presidente Raffaello Morelli inviata a ciascuno dei Senatori, hanno invitato ad esprimere un voto negativo.

Egregio Senatore,
dopo la decisione della Giunta del Regolamento di avviare la procedura per sollevare il conflitto di attribuzione tra Senato e Corte di Cassazione, Lei sarà prossimamente chiamato ad esprimere il Suo voto al riguardo. Questa mia vuole richiamare la Sua attenzione sull’opportunità che Lei esprima un voto negativo.  Infatti, questa proposta di sollevare un conflitto di poteri tra il Parlamento e la Magistratura che del parlamento avrebbe invaso il campo in materia di casi eticamente sensibili, tocca direttamente il modo di configurare il rapporto tra il cittadino e la legge, facendolo regredire allo Stato etico.
Le invasioni di campo della Corte di Cassazione l’anno scorso, e ora della Corte di Appello di Milano, consisterebbero infatti nell’avere sentenziato in mancanza di leggi espressamente regolatrici della materia, il che, secondo la tesi conservatrice del Popolo della Libertà, equivarrebbe ad una attività legislativa costituzionalmente non attribuibile alla Magistratura. Il fatto però è che tale equivalenza non sussiste poiché le sentenze possono essere perfettamente legittime alla luce dei valori e dell’organizzazione generale del sistema costituzionale anche in mancanza di leggi espressamente regolatrici della materia specifica.
Solo in uno Stato Etico un cittadino può fare solo quello che una norma di legge  gli consente in modo esplicito. Ciò riserva alla comunità il compito di  fissare i comportamenti giusti di ogni cittadino, imponendo all’individuo di conformarsi all’identità collettiva. La convivenza è ridotta ad una sorta di habitat computerizzato in cui ognuno può fare solo quello che è previsto faccia nel programma di avvio. Per fortuna , la vita non funziona così, essendo aperta alle più strepitose evoluzioni. Perciò, in occidente, le leggi  non partono da  una simile pretesa comunitaria. Le leggi (modificabili attraverso dibattito e partecipazione ) imperniano i rapporti di convivenza  sulla libertà di ognuno  e, scontando la conseguente variabilità e imprevedibilità, stabiliscono che un cittadino possa fare tutto ciò che non è vietato. Di più, per rafforzare questa impostazione ed evitare chiusure politico ideologiche, separano il governare e il fare le leggi dal valutare l’applicazione  delle leggi vigenti , in modo appunto che sia un altro organo dello Stato a valutare se il modo di vivere la propria libertà violi in qualche modo la libertà altrui o altre leggi.
Insomma, un cittadino ha la libertà di vivere la propria vita, a prescindere dalla circostanza che le sue scelte siano accettate dalla comunità in cui vive ed espressamente autorizzate da una norma in via preventiva.  E quando, a parere di qualche altro cittadino, le sue scelte appaiono discutibili, può essere chiesto l’intervento della magistratura. Ma poi non c’è alcuna invasione di campo se la magistratura sentenzia – come hanno fatto la Cassazione e la Corte di Appello di Milano – che nessuna norma impone un atto scritto e certificato per manifestare la propria volontà circa l’esser nel futuro sottoposto a cure terminali e che in particolari condizioni  è accanimento terapeutico non voler staccare una spina e staccarla non è omicidio.
Il fatto che vi possa essere l’opportunità civica di fare una legge sull’eutanasia o sul testamento biologico,  non significa per niente che fino a che non ci saranno quelle leggi, qualsiasi comportamento in quell’ambito sia precluso e non sia ricavabile dal  corpo delle leggi vigenti. Del resto , se il Popolo della Libertà ritenesse urgente legiferare su eutanasia e testamento biologico, sarebbe in grado di farlo direttamente. Invece si è inoltrato lungo una strada obliqua per sfruttare l’attuale clima negativo circa le aspirazioni di una parte della Magistratura. E questa strada obliqua non solo non tratta di temi eticamente sensibili, ma innesca conseguenze rovinose sull’intero fronte della libera convivenza ponendo i presupposti per imprigionare la libertà di ciascuno.
Questi sono i motivi per cui , come liberali, abbiamo voluto richiamare la Sua attenzione sull’opportunità di un Suo voto negativo quando verrà in Aula la proposta di sollevare conflitto di attribuzione con la Corte di Cassazione.
Con i migliori saluti
                                Raffaello Morelli

Roma 17 luglio 2008