La folle corsa al precipizio

I risultati elettorali del PD sono stati negativi perfino al di là del prevedibile e confermano quello che la FdL sosteneva da tempo, cioé che la segreteria Veltroni aveva dato il colpo finale alla praticabilità del rapporto dei liberali con quella che un tempo era la galassia dell'Unione. Veltroni ha mischiato la parte più sterile della vecchia aspirazione ulivista con la pretesa neppure di egemonizzare gli alleati ma addirittura di assobirli direttamente. Se alle elezioni 2006 tutti  erano stati determinanti  inclusa l'area liberale, questa volta il dissennato scioglimento motu proprio dell'Unione ha lasciato tutti liberi di seguire la propria strada. Come continueranno a fare i liberali per contribuire a scongiurare la deriva leaderistica e plebiscitaria. Non esiste più alcuna ragione per non seguire la bussola di quelle analisi che già facevano, esattamente cinque anni or sono il 17 aprile 2003, a proposito, anche allora, di un Appello lanciato dal prof. Salvati a favore del Partito Democratico.

 

L’Appello  lanciato da Salvati per il Partito Democratico è una esercitazione illuministica inutilizzabile per costruire una alternativa politica al berlusconismo. Anzi è un anello ulteriore che allunga la catena delle utopie - dall’indignazione permanente girotondina  all’antagonismo della sinistra dura e disubbidiente – che da anni  prepara e perpetua il successo di Berlusconi e del suo centro destra.

Nei suoi articoli Michele Salvati non traccia affatto una via per costruire il soggetto politico che dice di volere. Al contrario esprime solo un desiderio emozionale, quello di veder nascere “ un equivalente funzionale di un grande partito socialista democratico egemone sul’intero spettro del centro sinistra”(parole sue).  Ma in un sistema maggioritario la questione chiave è costruire una piattaforma che i cittadini riluttanti a votare per partito preso percepiscano come una proposta e uno stile  di governo del Paese credibili. E questo non si può ottenere decidendo a tavolino un  nuovo soggetto politico che sia figlio di nessuno (l’indistinzione del filone culturale ne è l’assunto distintivo) e al tempo stesso furbescamente ammiccante ai potenti di un tempo (  le grandi chiese del postmarxismo ds e del popolarismo ex dc con i loro tradizionali modi di essere ). Questa è la via maestra per incentivare le scelte di voto  da una parte di chi rifugge l’idea che si possa governare  al servizio di tutti i cittadini individuo e dall’altra di chi non giudica un passo avanti i confusi rimescolamenti dei gattopardi di fatto conservatori. Risultato, il centro destra arriva comunque primo alle politiche ( viene il dubbio che l’attenzione del Foglio alla proposta Salvati non sia disinteressata).

Chi voglia ancora competere decentemente ad una tornata elettorale puntando a battere il berlusconismo, deve partire dai dati di fatto reali e operare di conseguenza nei prossimi tre anni. I dati di fatto sono che le anime della opposizione a Berlusconi appartengono a filoni culturali ( molto) differenti, che l’omologazione è impossibile ( oltre che del tutto illiberale) e che l’amalgama si può ottenere solo attraverso un duro lavoro politico di costruzione giorno per giorno della piattaforma-proposta alternativa di governo. In questo lavoro di costruzione non si può rifiutare, dichiaratamente o con artifizi più o meno ipocriti, l’apporto e le impostazioni del mondo politico culturale dei liberali, dei laici, dei riformatori, addirittura pretendendo di averne in proprio la rappresentanza. Né si possono nel frattempo tenere comportamenti parlamentari o politici di continuo oscillanti e privi di reale volontà di mettere in gioco la propria capacità di direzione democratica. Solo dopo questo lavoro e questa coerenza di atteggiamenti, si porrà la questione della leadership. Che per l’appunto sarà tanto più risolubile quanto più sarà maturato bene l’amalgama.

Una ultima osservazione. La proposta di Michele Salvati è l’ultima incarnazione del pervicace mito dell’ulivismo indistinto che da sette anni avvinghia la coalizione di centro sinistra.  Questo mito noi  lo criticammo subito direttamente ai vertici dell’Ulivo. La replica dei fatti ha mostrato che le preoccupazioni erano fondate. Oggi sarebbe diabolico perseverare nell’errore. O meglio masochistico.

Raffaello Morelli
Segretario Federazione dei Liberali

17 aprile 2003