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pubblici, gestione libera
Si riporta una lettera di Raffaello Morelli che, a proposito del fondo di Dario Di Vico sul Corriere di stamani sul nuovo Governo Monti, osserva come l'enunciazioni sullo sviluppo restino non sufficienti. La lettera è stata ripresa sul blog dell'autore dell'articolo.
Egregio Dottore,
il fondo di stamani sul Corriere ha diverse notazioni efficaci per descrivere la situazione. Inizia con il dire liberale il Presidente del Consiglio in quanto convinto sostenitore della società aperta, ed è vero. Solo che il governo Monti serve a cambiare il clima politico e il tono del dibattito per avviare il risanamento – e ritengo possa riuscirci – ma non si presenta con un programma liberale sufficientemente adeguato per lo sviluppo.
A parte dei cenni non chiarissimi sul ricercare gli accordi con le parti sociali (cosa significa, approfondimento reciproco o concertazione?), il punto forse più significativo è come si affronta la questione economica. Sul debito accumulato l'ambiguità resta forte. Perché è una pura petizione di principio supporre che i tempi per bloccare l'azione legittima della speculazione internazionale (che ragiona sul debito e sull'arretratezza di molte strutture italiane) coincidano con quelli per rendere disponibili i proventi della lotta all'evasione e i margini impliciti nella delega fiscale.
Lei osserva che il Presidente del Consiglio non ha indicato la sconcertante tassa patrimoniale. Ma credo che piuttosto bisognerebbe precisare di quale imposta patrimoniale si parli. Quella sui redditi non può neppure essere concepita perché sarebbe di per sé contro lo sviluppo. Invece va fatta quella finalizzata a tagliare un quinto del debito accumulato, facendo pagare in proporzione tutti a cominciare dallo Stato e facendo controllare l'uso del gettito ad un comitato nominato dal Presidente della Repubblica, in modo da garantire che sia destinato al pagare i titoli in scadenza (così evitando per mesi le aste di nuovi titoli e quindi bloccando un aspetto decisivo della speculazione). Oltretutto, non fare questo tipo di patrimoniale ed invece reintrodurre l'ICI sulla prima casa, aggrava in pratica la patrimoniale annuale sui redditi. In ogni caso, mi permetto di allegare alcune mie considerazioni scritte a metà agosto sulla struttura di una manovra complessiva (ndr-si può trovare nel sito riportata all'epoca).
La ricetta che serve al paese è lo sviluppo, d'accordissimo, ma se non si taglia contestualmente e subito il bubbone del debito accumulato non si realizza la coincidenza temporale indispensabile per fermare la speculazione internazionale e poter ridurre le imposte, tutte. E allora io sviluppo rischia di essere soffocato in culla. A meno di non pensare che tra qualche giorno borse e spreads torneranno normali.
Con i migliori saluti
Raffaello Morelli
18 novembre 2011