Gli esiti di Todi confermano la necessità del separatismo

Nel Convegno organizzato a Verona dall'Associazione Liberali Oggi per celebrare il contributo dei liberali durante il secolo e mezzo dell'Unita d'Italia, è intervenuto Raffaello Morelli che, nell'ambito del suo discorso, ha fatto un commento su quanto è avvenuto al Convegno nazionale di Todi di tutte le organizzazioni cattoliche che operano nel sociale.

 

..... Al di là di queste visioni di un cittadino, è evidente che  nell'intero mondo cattolico si sta riflettendo sul significato di convivere nella attuale società italiana, multietnica e multireligiosa. Questo è stato il Convegno di Todi voluto dalla Conferenza Episcopale. Ed è altrettanto evidente che questo convegno – cui hanno preso parte tutte le organizzazioni cattoliche che non stanno nel clero e sono nel sociale – sono emersi due atteggiamenti nettamente distinti, che confermano ambedue puntualmente la necessità di riprendere il principio cavouriano di separazione all'interno dell'architettura istituzionale italiana.

Il primo atteggiamento è quello della CEI, che ha indetto Todi per individuare una nuova classe dirigente e nuovi leader in grado di realizzare un soggetto culturale e sociale capace di interloquire con la politica. Un obiettivo nel solco della linea Vaticana, che punta ormai alla presenza nel sociale e si è distaccata dalle pulsioni temporali. Questo obiettivo costituisce comunque una maturazione individuale che in quanto tale ha un effetto positivo per il clima della convivenza. Ed è stato confermato   dal Presidente CEI, cardinale Bagnasco, che – attenzione –  ha detto: "Il principio di laicità inteso come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica - ma non da quella morale - è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà". E ha aggiunto: "La Chiesa non cerca privilegi, nè vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma deve poter esercitare liberamente questa sua missione". E precisato "Se per nessuno è possibile l'assenteismo sociale, per i cristiani è un peccato di omissione".

Questo atteggiamento della gerarchia non preoccupa affatto credenti e non credenti che non si identificano con la cultura prevalente nelle organizzazioni cattoliche. Non li preoccupa perché  esprime il legittimo magistero religioso cattolico. Ma non li deve lasciare indifferenti. Perché? Fino a che le riflessioni attengono agli aspetti religiosi e alla conseguente necessità, dicono, di coniugare strettamente lʼetica sociale con lʼetica della vita, esse riguardano solo chi le fa e chi ne condivide le conclusioni. Quando poi le riflessioni aspirano a fare proseliti e, con la scusa della socialità, viene in mente a qualcuno di imporre agli altri cittadini le conclusioni del proprio credo, allora si profila il pericolo di debordare dal campo religioso e di toccare aspetti dellʼorganizzazione civile.

Qui sta la vera questione della convivenza tra diversi. Non sulla religione, che è un diritto di ciascuno. Sta sul come si vogliono costruire le istituzioni civili. Se si vogliono sempre adeguate al promuovere la convivenza tra diversi cittadini individui od invece se si vogliono finalizzate ad imporre il conformismo comunitario di cittadini identici per religione o per l'appartenenza a nazioni immaginate a tavolino. In questo secondo caso, la convivenza è molto più difficile, per usare un eufemismo. Già da questa considerazione deriva che il Convegno di Todi costituisce di per sé la solida conferma della necessità che, quasi in via preventiva, i cittadini fautori del principio di separazione Stato religioni si mobilitino per introdurlo nell'architettura istituzionale.

Ma è il secondo atteggiamento emerso a Todi a fornire una prova pressante dell'urgenza di sostenere il separatismo. Dopo che il cardinale Bagnasco ha dato la linea religiosa ripresa pari pari nel documento conclusivo, una parte consistente delle associazioni ha chiarito con una successiva conferenza stampa presieduta dal Segretario CISL, quale è la loro idea dell'interloquire con la politica. Approfittare di Todi, non per parlare della sfera morale, bensì per lanciare una  richiesta che è squisitamente politica di partito. Si è chiesto in nome dei cattolici un governo più forte perché quello attuale è inadeguato, per evitare le elezioni anticipate e per una riforma elettorale proporzionale con le preferenze. Cose che, comunque la si pensi, attengono alle valutazioni politiche di ciascun cittadino, non alla sua religione. L'accostare la Chiesa e la CEI alle formule della battaglia politica quotidiana, sfruttando il megafono dei mass media scodinzolanti e confusi dalla parola cattolico, è l'ennesima clamorosa dimostrazione  che le spinte a proseguire nel temporalismo vengono da parte di coloro che utilizzano le problematiche religiose per coltivare i propri privilegi terreni. Nel mio libro  li ho chiamati i cattolici chiusi. Vogliono imporre a tutti il proprio credo facendone una fonte legislativa (quando invece il credo è spiritualità della persona, altrimenti la libertà cede all'autorità). Ha quasi inteso rassicurarci il Cardinale Bagnasco affermando "non c'è motivo di temere per la laicità dello Stato". Del resto, nella primavera 2010, lo stesso Segretario di Stato Vaticano, card.Bertone, aveva chiarito che la politica è rappresentanza e la religione è testimonianza, e quindi la religione non può confondersi con gli strumenti della democrazia e della convivenza civile. Però tali parole esprimono le convinzioni vaticane, ma non tengono conto di questo mondo dei cattolici chiusi che fanno intendere di parlare in loro nome e che agiscono in politica.

Di fronte a questa realtà materiale, credenti e non credenti, come cittadini, non devono limitarsi ad essere convinti del separatismo  individualmente. Devono reagire all'atteggiamento dei cattolici chiusi. La convivenza liberal democratica è fondata sul conflitto secondo le regole tra tutte le opinioni e giudizi. Dunque è fondamentale una parità nel conoscere e nel trattare le diverse posizioni per evitare che, mancando la consapevolezza, si finisca per decidere regole disequilibrate e truccare il conflitto democratico con i privilegi. Per questo costruire al meglio la convivenza tra diversi per identità e per religioni, presuppone almeno di riequilibrare la spinta dei cattolici chiusi a modellare le istituzioni sui valori religiosi. E' indispensabile far capire allʼinsieme dei conviventi che la libertà di ciascuno in quanto cittadino è più protetta dalle regole istituzionali che evitino privilegi di stampo religioso per qualcuno.

Stabilire tale parità rispetto ai cattolici chiusi, significa contrastare in nome della libertà la pretesa dei cattolici chiusi di avere privilegi. Di conseguenza il mondo dei sostenitori del principio di separazione Stato religioni, deve darsi una mossa. Deve agire nella carne delle relazioni civili, a sostegno delle regole di separazione Stato religioni e per irrobustire il clima politico culturale a loro favore superando l'anomalia italiana al riguardo.  Sulla ricerca, sulla procreazione medicalmente assistita, sulle indicazioni anticipate di fine vita, su tanti grandi e piccoli privilegi a qualche gruppo e su una serie di mentalità collaterali.......
 

Biblioteca Civica, Verona, 19 ottobre 2011