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I maggiori quotidiani italiani, in vista della Conferenza Episcopale, hanno preceduto la prolusione del Presidente Cardinale Bagnasco facendo una serie di previsioni tutte in chiave politica contro il governo Berlusconi. Dopo che Bagnasco ha parlato, hanno riferito un altro discorso, continuando a confondere le attese delle loro redazioni con quello che il Cardinale aveva effettivamente detto. I liberali hanno redatto un sintetico commento sulle parole del Presidente CEI e sul comportamento della stampa. Il cardinale Bagnasco ha rimbrottato gli appelli politici a pronunciarsi, perché da anni la Chiesa è stata la sola a denunciare i guasti della società. Bagnasco ha fatto un discorso integralmente religioso. E siccome la Chiesa ha scelto l’impegno forte nel sociale, ha preso atto della oggettiva malattia italiana. Con pronunce inequivocabili. “Rattrista la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi”. E poi “non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti… anche nell’esercizio del reciproco controllo”. E ancora “l’Italia ha una missione da compiere. Non deve autodenigrarsi! ” Le parole di un capo di una rilevante organizzazione religiosa sono significative purché non si leggano in una dimensione che non è la loro, quella della politica politicante. Sotto il profilo della convivenza civile non vanno né demonizzate né esaltate. Credenti e non credenti ne terranno conto nei modi giudicati opportuni, senza farne il fondamento dei ruoli istituzionali. Una Chiesa non è il convitato di pietra della democrazia. Sarebbe un grave errore assumere come guida per le scelte civili i valori di una religione. Talvolta corrispondono all’esigenza civile di migliorare la convivenza, Bagnasco ha detto “è sull’impegno a combattere la corruzione, piovra inesausta dai tentacoli mobilissimi, che la politica oggi è chiamata a severo esame”. Altre volte non corrispondono, perché modellati solo sul proprio credo, Bagnasco ha detto “esprimiamo l’auspicio che la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento possa giungere quanto prima in porto in Senato”. Sarebbe imporre per legge un credo a danno della costituzionale libertà di scelta del cittadino. Parte della politica e parte del giornalismo paiono non rendersi conto che affidare alle scelte di una Chiesa la guida del paese, sarebbe lavorare contro la convivenza pacifica e costruttiva tra cittadini individualmente diversi. 27 settembre 2011