Todi, il convegno delle organizzazoni cattoliche nel sociale

Sul convegno nazionale di tutte le organizzazioni cattoliche attive nel sociale che si terrà a Todi il lunedì della prossima settimana, Raffaello Morelli ha fatto una trasmissione video per rimarcare come questo convegno costituisca una conferma  ulteriore della necessità di sostenere il principio di separazione Stato religioni. Riportiamo la trascizione del testo.

 


A Todi, nei prossimi giorni, la Conferenza Episcopale Italiana raccoglierà pressoché tutte le organizzazioni cattoliche che non stanno nel clero e che operano nel sociale. Questo convegno non riguarda solo le organizzazioni coinvolte, riguarda anche  credenti e non credenti che non appartengono allo stesso mondo. Vediamo perché.

L'obiettivo di Todi è individuare una nuova classe dirigente e nuovi leader per realizzare un soggetto culturale e sociale capace di interloquire con la politica. E’ la linea Vaticana: interloquire con la politica senza più obiettivi politici di partito. La Chiesa punta ormai alla presenza nel sociale e si è distaccata dalle pulsioni temporali, nonostante vi siano le spinte a proseguirle da parte di coloro che utilizzano le problematiche religiose per coltivare i propri privilegi terreni. Io li chiamo i cattolici chiusi.

Per raggiungere l'obiettivo, a Todi si rifletterà sulle relazioni interpersonali e sui valori sociali ritenuti importanti. Cosa che comunque costituisce una maturazione individuale che può avere un effetto positivo per il clima della convivenza. Però, proprio questo aspetto non può lasciare indifferenti credenti e non credenti che non si identificano con la cultura prevalente nelle organizzazioni cattoliche.

Perché? Fino a che le riflessioni attengono agli aspetti religiosi e alla conseguente necessità – per dirla con il Presidente della Conferenza cardinale Bagnasco – di coniugare strettamente l’etica sociale con l’etica della vita, esse riguardano solo chi le fa e chi ne condivide le conclusioni. Quando poi le riflessioni aspirano a fare proseliti e, con la scusa della socialità, tendono ad imporre agli altri cittadini le conclusioni del proprio credo, allora si profila  il pericolo di debordare dal campo religioso e di toccare aspetti dell’organizzazione civile.

Qui sta la vera questione della convivenza tra diversi. Non sulla religione, che è un diritto di ciascuno. Sta sul come si vogliono costruire le istituzioni civili. Se si vogliono sempre adeguate al promuovere la convivenza tra diversi cittadini individui od invece se si vogliono finalizzate ad imporre  il   conformismo comunitario di cittadini religiosamente identici. Eppure sul punto non si parte da zero. L'esperienza secolare ha dimostrato nei fatti che quando le istituzioni vengono costruite secondo i valori di una qualche religione, la libera diversità dei cittadini viene compromessa. In varia misura ma di certo. E la convivenza è molto più difficile.

Per evitare questo pericolo ricorrente, sono state battute nel passato soprattutto due strade. Una, quella totalitaria, esclude la libertà di religione dalla convivenza (e perciò contrasta con il principio di libertà del cittadino). L'altra, quella anticlericale, continua a lottare contro un'idea di potere temporale oggi inesistente (e perciò non è in grado di affrontare il problema reale). In pratica, ambedue le strade ottengono effetti opposti a quello di favorire la libera diversità dei cittadini.

La strada per evitare quel pericolo esiste e nel mondo ha già dato prova della sua efficacia. E' la linea istituzionale della separazione tra Stato e religioni, cioè della laicità delle Istituzioni. Assicura ad ogni cittadino la massima libertà di esprimersi e di interagire. Ha reso possibile, negli ultimi secoli, la forte crescita del peso dei singoli cittadini nel processo di conoscere e nell'organizzare la convivenza. Ha fatto compiere incomparabili balzi in avanti in campo scientifico e democratico, lasciando al contempo la piena libertà di religione per ognuno, privata e pubblica.

Allora, tenuta presente questa realtà sperimentata, si impone una domanda. A credenti e non credenti, basta, come cittadini, limitarsi a pensarla individualmente così? Non basta. E per rendersene conto è sufficiente pensare alla caratteristica materiale della convivenza liberal democratica. Che è fondata sul conflitto democratico secondo le regole tra tutte le opinioni e giudizi. Dunque è fondamentale una parità nel conoscere e nel trattare le diverse posizioni per evitare che, mancando la consapevolezza, vengano decise regole disequilibrate e truccato il conflitto democratico con i privilegi. Le istituzioni definiscono meccanismi uguali per tutti ed escludono privilegi.

Per questo la riunione di Todi rende chiara una necessità civica. Costruire al meglio la convivenza tra diversi per identità e per religioni, presuppone almeno di riequilibrare la spinta dei cattolici chiusi a modellare le istituzioni sui valori religiosi. Quindi è indispensabile impegnarsi nel far capire all’insieme dei conviventi che la libertà di ciascuno in quanto cittadino è più protetta dalle regole istituzionali che evitino privilegi di stampo religioso per qualcuno. Ciò vale per tutti, cittadini credenti,  non credenti e che fanno parte del clero. E funziona incomparabilmente di più che non chiedere protezione ed aiuto a grandi organizzazioni e comunità religiose.

Cercare tale parità rispetto ai cattolici chiusi, significa contrastare in nome della libertà la pretesa dei cattolici chiusi di avere privilegi e farlo senza cedere mai alle derive totalitarie o alle illusioni anticlericali.  Di conseguenza il mondo liberale, laico e dei sostenitori del principio di separazione Stato religioni, deve darsi una mossa. Deve agire nella carne delle relazioni civili, a sostegno delle regole di separazione Stato religioni e per irrobustire il clima politico culturale a loro favore superando l'anomalia italiana al riguardo. Queste regole aprono la convivenza alla diversità, che è la premessa ineludibile per non chiudersi nelle caste, non bloccare l'ingresso dei giovani e non frenare lo sviluppo. Queste regole si fondano sulla libertà individuale, sulla tolleranza per gli altri, sulla moralità civile del convivere senza conformismi, sul conflitto democratico entro le norme. Ed interloquiscono con la politica senza imporle visioni etiche. Per questa via la rendono capace di affrontare i problemi sempre nuovi che pone il passare del tempo.  Non a caso tutti i problemi civili di oggi, dalla ricerca, alla procreazione medicalmente assistita, al testamento biologico, al pluralismo di religioni, alla compresenza di tante etnie, possono essere affrontati solo in una logica di separazione. Che è la logica con cui prosegue la lotta, che sempre si rinnova, tra autorità sul cittadino e libertà del cittadino.

Insomma, l’episodio del Convegno di Todi conferma la necessità di impegnarsi a fondo per introdurre nell’architettura istituzionale italiana il principio di separazione Stato religioni.