Così fan tutti (ma al Sud di più)

Partendo dalla logica del "così fan tutti" cui si attenuto Mastella nella sua autodifesa, il prof. Luca Ricolfi ha scritto un interessante articolo su La Stampa la cui parte finale ,  qui riportata, ci pare sollecitare adeguate riflessioni.

"Secondo uno studio dell’Osservatorio del Nord-Ovest (di imminente pubblicazione presso Guerini), il costo degli sprechi della Pubblica Amministrazione si aggira intorno agli 80 miliardi di euro, di cui almeno 45 dovuti alla spesa sociale (sanità, previdenza, assistenza, istruzione). Ma che cosa si intende per «sprechi»? Nello studio in questione per spreco non si intende genericamente un eccesso di spesa rispetto a quel che si potrebbe fare azzerando tutte le inefficienze, bensì l’eccesso di spesa eliminabile - a parità di servizi - semplicemente adottando le pratiche migliori (best practices), ossia quelle dei territori più virtuosi.  Per ora lo studio si limita a tre ambiti: la sanità, la scuola, le (false) pensioni d’invalidità. Per ognuno di questi tre ambiti viene calcolato quanti miliardi di euro spreca ogni regione. E i risultati sono impressionanti, non tanto per le cifre quanto per le differenze territoriali che mettono in evidenza. A prezzi 2004, lo spreco di risorse è pari a 15,8 miliardi nella sanità, a 12,6 miliardi nella scuola, a circa 7 miliardi nel settore delle pensioni d’invalidità. Complessivamente, lo spreco medio di risorse nei tre settori considerati si aggira intorno al 22%, più precisamente al 18% nella sanità, al 25% nella scuola, al 32% nelle pensioni di invalidità. Metà degli sprechi (17 miliardi) è concentrata in tre sole regioni, ossia in Calabria, Campania, Sicilia (le tre regioni controllate dalla criminalità organizzata), mentre tre regioni - Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia - risultano sistematicamente nel gruppo dei territori più virtuosi, e dunque con sprechi prossimi a zero (naturalmente non in assoluto, ma in questa accezione relativa di spreco). Nelle Regioni rosse - Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche - gli sprechi sono all’11,2%, nelle regioni meridionali a bassa intensità criminale sono al 33,3%, nelle tre regioni ad alta intensità mafiosa raggiungono il 43,7%.  Come dobbiamo leggere queste differenze ? È semplice, distinguendo fra i costi diretti e i costi indiretti della politica, fra i metodi e i risultati. Sui costi diretti hanno perfettamente ragione indignati e qualunquisti, che sottolineano l’ubiquità dei privilegi della casta e la somiglianza fra i metodi della politica a prescindere dagli schieramenti e dalle zone del Paese. Ma sui costi indiretti ci andrei piano. Un’analisi fredda della spesa pubblica regionale mostra che - se la giudichiamo dagli sprechi che provoca - la casta ci costa di più al Sud che al Nord. Nell’ambito del Sud ci costa molto di più nelle regioni di mafia che nelle altre. Nell’ambito del Centro-Nord, infine, ci costa molto di meno nel Lombardo-Veneto che altrove. A che cosa dobbiamo simili differenze? Non lo so con sicurezza, ma sospetto che abbiano qualche ragione quanti - come Raffaele La Capria - ci hanno ricordato in questi giorni che un ceto politico, specie a livello locale, è anche espressione dei cittadini che lo votano. La casta è una, ma se i danni che riesce a provocare sono di entità così diversa da una zona all’altra del Paese, forse è innanzitutto a noi stessi, come cittadini e come elettori, che dovremmo guardare per cercare di migliorare le cose".

19 gennaio 2008