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Riportiamo l'intervento di Raffaello Morelli, Presidente Federazione dei Liberali, al Convegno "Dare voce politica ai liberali" , a Roma Sala delle Colonne del 21 luglio 2010.
Il titolo del convegno è la sintesi di ciò che intendiamo realizzare. Il saluto di Einaudi – della più vecchia Fondazione della cultura liberale non mascherata – equivale ad ammonire che per realizzarlo occorre una direzione diversa dalla loro. 25 anni di esperienza hanno provato che non basta approfondire la cultura del liberalismo. Per fare del liberalismo una componente che pesa, è altrettanto indispensabile una soggettualità politica autonoma. E’ impossibile dare un aggettivo liberale a partiti che liberali non vogliono esserlo. E poi il liberalismo è un sostantivo. Dimenticarlo significa all’inizio abbandonare il dibattito politico, rinunciare ai progetti, cancellare l'aggettivo liberale e finire nelle promesse illiberali del «ghe pensi mi». Chi obietta "ma gli italiani ci danno fiducia", è fuori bersaglio. Non hanno la scelta di un progetto alternativo.
L'autonoma soggettualità dei liberali non è nostalgia. Per coerenza con il liberalismo. Che è l'unica cultura politica che non vuole modelli rigidi e che tra i suoi riferimenti include sempre il tempo, cioè vita e convivenza reali. Ma soprattutto perché a spingere verso l’aggregazione liberale autonoma, sono gli oggettivi fatti politico sociali italiani e il bisogno di non chiudersi in risposta alla globalizzazione.
Manca una adeguata cultura dell'iniziativa del cittadino. Lo Stato non svolge appieno la sua funzione regolatrice. Perché non sa e perché non vuole, intento ad evitare l'esame dei risultati ottenuti. Senza mentalità liberale, non si fanno diagnosi in chiave liberale e senza comportamenti liberali, non si attuano politiche liberali. Senza mentalità e comportamenti liberali, non si è liberali.
Non si è liberali neppure evocando formule estranee alla cultura liberale. Tipo il terzo polo, quando i poli sono accampamenti di potere inadatti alla logica liberale. O il centro, quando centro significa equidistanza rispetto agli estremi e oggi non ci sono né i partiti estremi né la consistenza numerica di una volta.
Sdegnarsi, nel reale o nel virtuale, è inutile per una mentalità liberale. Per meglio affrontare il reale, la terapia giusta è la politica liberale. Senza vergogne. Spazio al cittadino, cultura del proporre, abbandono dell'esser sempre contro e taglio al vezzo delle promesse. Questo è il nostro obiettivo e ringraziamo il Segretario di LI che con la sua presenza mostra di aver colto le nostre preoccupate intenzioni. Vogliamo essere semplicemente liberali. Ed essendolo, sappiamo che l’esistere dei liberali non è fare da soli ma farsi soggetti di alleanze finalizzate a programmi d'ispirazione liberale opportuni al momento, cioè guardando al domani. Si collabora tra diversi, non tra identici. Senza confusioni e senza annessioni. Se si sta nel gruppo socialista, non si è liberali; se si sta nel gruppo popolar conservatore, non si è liberali; se si mischia il popolo, concetto collettivo, con libertà, concetto individuale, non si è liberali.
Il paese richiede l’affidarsi più alle iniziative dei cittadini e meno alle burocrazie, più alla critica creativa e meno al conformismo del populismo cesarista, più ai filoni culturali e meno al corporativismo. E' sì urgente pensare al dopo che verrà. Ma è controproducente gridare “il governo cade” senza che vi siano fatti premonitori parlamentari od elettorali e lo è avanzare proposte di governi nuovi senza avere i numeri. Fare così, sfugge alla realtà del costruire una alternativa innovativa di governo.
In questo spirito, affrontiamo due temi essenziali per l'agenda liberale. Il primo, il ricambio delle classi dirigenti – in questa Italia corporativa da secoli, ove ora si è aggiunta la corporazione funzione pubblica – è insieme una esigenza pratica e una questione di metodo liberale per aprire ai giovani e per giudicare sui risultati. Il compito delle classi dirigenti è fornire risposte sempre adeguate ai problemi della convivenza emergenti, cominciando dall'allentare i vincoli corporativi. Lo strumento per svolgerlo è la capacità di riflettere, di analizzare, di rapportarsi e di proporre. Non possono esserlo la progressione di carriera o i rapporti amicali, che innescano inefficienza e chiusura conservatrice. Assicurare il ricambio delle classi dirigenti evita il formarsi di gruppi attenti ai tornaconti prima che alle funzioni. Contributi utili su questo tema, li daranno gli amici, dalle esperienze e dalle anagrafi diverse, che interverranno al riguardo.
L'altro punto dell'agenda è l'irrobustire nella Costituzione i principi di libertà. Chi è liberale non può affermare che nel 1947 la Costituzione fosse un manifesto cattomarxista. Pensarlo negherebbe la sintesi feconda che consentì la ricostruzione, disconoscendo la storia o per ignoranza o per strumentalismo. Insieme, il liberale non può neppure negare l’opportunità, sessantatre anni dopo, di rivedere parti del testo. Non si lascia irretire dai mistici conservatori della intangibilità costituzionale.
Alla Costituzione serve progredire verso una minore sfiducia nel cittadino in quanto individuo. Penso che i diversi parlamentari, molti dei quali di gruppi politicamente non liberali, siano comunque tutti interessati alla politica dei liberali e di sicuro al problema della libertà individuale in Costituzione. Mi auguro lo svilupparsi di una collaborazione sulla volontà di aggiustamenti costituzionali atti a rendere più difficili storture illiberali oggi diffuse. Come dedurne che lo Stato è la fonte ordinatrice del vivere dei cittadini e come dedurne che il governo sarebbe uno strumento pedagogico per instillare le idee corrette.
Se si ha in mente una liberaldemocrazia, vanno recisi i possibili agganci alla Costituzione di chi vorrebbe sopprimere il diritto al privato. In vari modi, nel segno della gogna giustizialista. Vaneggiando slogan illiberali, come “chi non ha nulla da nascondere, non teme le intercettazioni”, oppure giustificando il non punire fughe di notizie sulle indagini, rese possibili da inquirenti disinvolti che violano regole già ora vigenti, oppure parlando di associazioni segrete senza dire quale sia il complotto eversivo dello Stato oppure facendo su Palermo 92 non gli atti in aula ma aggiotaggio politico con i giornali .
Dalla Costituzione deve promanare ancor più attenzione, fiducia e protezione alla libera vita personale del cittadino e alla sua capacità di intraprendere. Deve essere chiarito che la socialità non sta nello sbandierarne il nome e nel conformismo provvidenziale, bensì nel garantire ad ognuno l'effettivo esercizio dei diritti e della creatività, e le reciproche interrelazioni di libertà. Libertà che sono la prima sorgente dello sviluppo di una nazione.
Tutto ciò non è ritrarsi dallo Stato. E’ non ripetere gli errori dello Stato del centro sinistra e dello Stato del centro destra. Il centro sinistra ha privatizzato facendo confusione con le indispensabili liberalizzazioni strutturali che ha dimenticato. Il centro destra non riesce a fare quello che aveva promesso, meritocrazia, responsabilità, equità, non ispirando a questi criteri una manovra di per sé necessaria.
Il segno distintivo dello Stato liberale è dare maggior attenzione ai valori dell'individualità, togliendo le sperequazioni corporative. Ad esempio, l'enorme disparità di costo per abitante del personale nelle Regioni si traduce in una discriminazione grave a danno dei cittadini delle regioni più virtuose. Non si deve lasciar correre in attesa di un federalismo che avrà tempi lunghi e di cui neppure si conoscono gli indispensabili dettagli sui meccanismi fiscali. La garanzia degli uguali diritti ovunque per il cittadino deve darla lo Stato, non gli Enti territoriali, allo stesso modo in cui lo Stato non consente a certi immigrati di trattare le donne di casa come roba loro secondo costumi impraticabili in Europa.
La forte attenzione dei liberali al cittadino si traduce, senza frettolose forzature, anche nel promuovere la laicità delle istituzioni. Non contro le religioni organizzate ma perché l'identità di un popolo è plurale e lo Stato deve essere separato dalle religioni per non fare della fede una fonte legislativa oppressiva della diversità.
So bene che avverso la soggettualità politica dei liberali, opera la diversità tra liberali, fisiologica per il connaturato senso critico. Però basta evitare l’antico vizio del restare politicamente bradi. Perché è vero che i liberali non ricercano una Bibbia immutabile. Ma ciò non impedisce, in materia di carenze di libertà del momento, l’accordo per proporre insieme soluzioni. Che non sono né modelli illusori avulsi dalla libertà, né la politica ridotta a potere. Sono soluzioni base per favorire mentalità, leggi e comportamenti volti a rimuovere strozzature, discrepanze, discriminazioni, mafie, al fine di migliorare ora la libertà civile ed economica del cittadino , che rende più capaci di affrontare i rischi connaturati alla vita. Stando insieme è possibile essere all'altezza della nostra funzione storica.