La Federazione dei Liberali
aderisce al
Comitato per l'Acqua,
proprietà e controlli
pubblici, gestione libera
Piero Ostellino ritorna efficacemente sui problemi della libertà di informazioine che cominciano dall'esercizio della responsabilità nel dare le notizie e nelnon cavalcare l'antipollitica.
Le carte truccate dell' antipolitica
Quei silenzi sull'inversione dell' onere della prova e sulle altre misure liberticide
di PIERO OSTELLINO
Il decreto governativo sulle intercettazioni, che mortifica la libertà di informazione giudiziaria, è liberticida e limita quella della magistratura. Ma dove erano i paladini della libertà di informazione quando il Parlamento approvava leggi liberticide sulla esecutorietà della sanzione amministrativa, sull' inversione dell' onere della prova a carico del cittadino, sui limiti ai pagamenti in contanti; la Corte costituzionale teorizzava la fine della proprietà privata; l' Italia fotografava di nascosto i suoi cittadini che andavano in Svizzera come fossero tutti evasori; mentre Scaglia stava in carcerazione preventiva da mesi? È surreale la partecipazione dei direttori dei media nazionali alla manifestazione della Federazione della stampa per la libertà di informazione. Coloro i quali ne sono a capo, per concretarla, manifestano come metalmeccanici. Non basterebbe fare il proprio mestiere, far conoscere le leggi in discussione nelle Commissioni parlamentari, le sentenze della Corte costituzionale, cosa fa la Pubblica amministrazione e chiedersi che ne viene al cittadino? Se la libertà di informazione sta nel raccontare le preferenze sessuali di Balducci, a noi giornalisti non resta che andare a nasconderci. Ogni discorso sulle libertà non prescinde dal «principio di responsabilità». La divulgazione di migliaia intercettazioni è una «rete a strascico» nella quale i giornalisti pescano ciò che fa titolo. La responsabilità primaria non è, dunque, dei giornalisti, ma dei magistrati che buttano sul «mercato dell' informazione», come merce da vendere al migliore offerente, notizie che nulla hanno a che vedere con le indagini. Ma c' è anche un lato che riguarda i giornalisti. La Commission on Freedom of the Press americana parla di «responsabilità sociale dei media». Bobbio ha scritto che Marx non è «innocente» di fronte alle «dure repliche della storia». Da noi, c' è, invece, la credenza a ritenere gli intellettuali - che straparlano - non toccati dalla realtà. I giornalisti non sono immuni dagli schizzi di fango delle intercettazioni, e del loro uso. Ciò che scrivono suscita valori, credenze, aspettative dei quali sono moralmente - ancorché non debbano esserlo giuridicamente - responsabili. Una falsa «etica dei principi democratici» ignora l' «etica della responsabilità sociale». Cavalcare la canea antipolitica è giocare con carte truccate. Nello Stato di diritto, tutti, anche i politici, rispondono, in Tribunale, delle proprie azioni giuridicamente rilevanti. In una democrazia liberale, i rappresentanti del popolo rispondono «politicamente» all' opinione pubblica dei propri comportamenti pubblici; in caso di atti giuridicamente rilevanti, ne rispondono «dopo» l' eventuale sentenza di colpevolezza, non «prima», in base alle intercettazioni. È singolare che gli stessi che criticano i liberali per aver tollerato, nel 1922, le violazioni dello Stato di diritto da parte di Mussolini, nell' illusione che avrebbe fatto ordine, oggi accettino le violazioni dello Stato di diritto pur di combattere la corruzione. La libertà di stampa non sta nel dire ai lettori ciò che ai lettori piace sentirsi dire. Alimentare quella forma di «fascismo di popolo», di «autoritarismo di massa», che è il giustizialismo, è tradire la civiltà del diritto e le nostre libertà.