La Federazione dei Liberali
aderisce al
Comitato per l'Acqua,
proprietà e controlli
pubblici, gestione libera
All'indomani della dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano, il Presidente della FdL Raffaello Morelli fa la seguente riflessione sul senso politico di quanto accaduto.
"Il lodo Alfano era incostituzionale perché, stando alla sentenza della Corte del 2004, aveva rimosso alcuni motivi di censura fatti allora al precedente Lodo Schifani ma non rispettava il richiamo di allora al criterio di uguaglianza ( art.3 Cost.) per quanto concerne gli altri parlamentari. Dunque le ragioni per una pronuncia di incostituzionalità c'erano tutte e con precedente. Il fatto però è che la Corte Costituzionale è voluta andare oltre affermando anche la incostituzionalità per il motivo che il Lodo Alfano era con legge ordinaria mentre doveva essere con legge costituzionale.
Questo secondo motivo per l'incostituzionalità contraddice apertamente la sentenza del 2004 ( basta leggerla per vedere che l'ipotesi che occorresse una legge costituzionale era stata chiaramente esclusa nel ragionamento di allora della Corte, che infatti, dopo aver riconosciuto la sussistenza dei motivi per un intervento legislativo a tutela di certi valori, era scesa nel merito della legge ordinaria per pronunciarne l'incostituzionalità per l'art.3, non facendo per niente riferimento alla necessità di legge costituzionale; la cosa è talmente evidente che stamani a Rai3 perfino la Falcetti ha insistito per farsi dare dal prof. Onida una spiegazione di questo mutato atteggiamento, e il prof. Onida ha in sostanza balbettato una serie di tautologie senza rispondere e tentando altre scappatoie; e la circostanza che 11 giudici su 15 fossero nuovi non intacca l'importantissimo principio che la giurisprudenza della Corte Costituzionale non dovrebbe essere esposta a stormir di fronde contingenti).
Perciò la vera questione politica non è il giudizio in sé ma il fatto che la Corte ha deciso di andare oltre la semplice incostituzionalità e ora ha cambiato la propria giurisprudenza sancendo che in materia occorre una legge costituzionale. Dunque, siccome questa motivazione è stata molto "costosa" (nel senso che era superflua ai fini dell'incostituzionalità e ha obbligato a mutare giurisprudenza) non può essere in alcun modo considerata causale. Da qui è ragionevole ritenere che la causa reale di questo nuovo atteggiamento si trovi non in una questione di principio (la necessità di una revisione costituzionale per poter sospendere i processi alle alte cariche) bensì nella volontà di rendere difficile il percorso per chi intende limitare le possibilità di intervento della magistratura verso le alte cariche e quindi di conseguenza per rafforzare il potere della magistratura come istanza di potere e non come funzione di garanzia. Che poi è la posizione specularmente opposta ma logicamente analoga alla tesi berlusconiana che la maggioranza elettorale può tutto.
In conclusione, al di là delle riserve logico giuridiche, il tutto sarebbe stato comunque utile se servisse a porre un punto fermo per ristrutturare la lotta politica. Temo che non sia così e che questa sentenza sia un ennesimo episodio della lunga ed ardua strada verso una convivenza nel conflitto politico secondo le regole di equilibrio politico. Infatti, se non fosse così, da domani mattina (bloccato il tentativo di Berlusconi di risolvere le sue questioni per via legislativa), si ricomincerebbe a fare politica con i programmi e le idee non affidandosi più ai giudici per liberarsi dello stesso Berlusconi. Ho l'impressione che succederà il contrario ( basti vedere che la sinistra polemizza sul fatto che Berlusconi qualifica il Presidente Napolitano come un protagonista della vita della sinistra e un eletto da una maggioranza di sinistra, frasi di certo non scandalose in quanto rilievi storici, mentre quasi sorvola sul fatto che Napolitano sia stato tirato in ballo quando non c'entra nulla con la sentenza della Corte Costituzionale).
Questa sentenza , purtroppo, costituirà un'occasione per rilanciare la linea di chi pensa di arrivare a battere Berlusconi per via giudiziaria invece che per via progetto politico. Il che, da un punto di vista liberale, è molto pericoloso, primo perché difficilmente porterà a liberarsi di Berlusconi e secondo perché , anche riuscendoci, aprirebbe la strada alla presa del potere di quella palude corporativa, soprattuto di centro destra, che è per diversi aspetti potenzialmente ancor più bloccante della dinamica della cosa pubblica".
9 ottobre 2009