Non si riduca la politica a progetto morale (tanto meno costruito su Noemi)

Ieri il segretario del PD, on. Franceschini, ha confermato i suoi gravi limiti politici.  La domanda che ha posto ai cittadini ("Fareste educare i vostri figli al Presidente del consiglio, on. Berlusconi?) è al tempo stesso una brutta copia del famoso slogan dei democratici contro Nixon quasi cinquanta anni fa ( "comprereste un usato da quest'uomo?") e una scelta politica dirigista inaccettabile per un liberale.

Copiare male uno slogan, riguarda le capacità politiche della persona e dunque la lungimiranza del partito che la ha fatta segretario. Ci interessa poco.  Cercare di imperniare la propaganda politica su un giudizio morale relativo ai valori personali, addirittura quelli familiari, è francamente stupefacente per chiunque abbia a cuore una  convivenza fondata su valori liberali. A parte l'esito boomerang innescato dalla domanda – per cui ora anche i figli di Veronica Lario difendono accanitamente il padre – cercare di impostare su di essa una campagna politica dimostra solo che chi la formula ha la tipica concezione da stato etico.

Come liberali ci opponiamo a Berlusconi fin dall'inizio. Ma ci opponiamo perché la sua politica non è una politica liberale. Non perché non tolleriamo che sia una cultura diversa dalla nostra. Anzi. La cultura liberale è quella che sperimentalmente riesce a far convivere i diversi.  Il PD e Franceschini confermano di aspirare ad una società conformista, inquadrata secondo le loro credenze morali. Proseguendo su questa linea politica, continueranno a far vincere Berlusconi. Contenti loro......

28 maggio 2009